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Psicologa per adulti

Perché farsi aiutare? Cos’è la psicoterapia?

cure psicologiche per adulti

"Di regola, ciò che non si vede disturba la mente degli uomini assai più profondamente di ciò che essi vedono”. (Giulio Cesare)

Può capitare di attraversare periodi di difficoltà e sofferenza, in cui ci si sente soli ed impotenti, si prova rabbia e delusione perché non si riesce a trovare una soluzione né da soli né con l’aiuto di chi ci circonda. Momenti in cui il corpo diventa invece "teatro” della nostra sofferenza, come nel caso dei disturbi psicosomatici. In queste circostanze è importante chiedere aiuto a un professionista.

La psicoterapia significa “cura dell’anima”: è “l’incontro tra una persona che soffre e cerca aiuto e una capace di fornire l’aiuto richiesto”. Con la psicoterapia lo specialista cerca di capire assieme al paziente che cosa sta accadendo e che cosa si può fare. La parola e la relazione sono gli ingredienti della psicoterapia, per attuare un cambiamento consapevole dei processi psicologici dai quali dipende il malessere personale.

Un percorso psicologico e psicoterapico è utile per curare diversi disturbi. Tra i più conosciuti ricordiamo l’ansia, la depressione, le fobie, le ossessioni, i disturbi del comportamento alimentare, della sfera sessuale, gli attacchi di panico, l’abuso di sostanze, l’insonnia... potrei farvi un lunghissimo elenco, utile ogni qual volta avete un malessere che non vi fa vivere bene... o semplicemente come vorreste.

Ansia generalizzata

Può capitare di sentirsi spesso in ansia, eccessivamente preoccupati nei riguardi di una quantità di eventi o attività, e si ha difficoltà a controllare la preoccupazione. L’ansia e la preoccupazione sono accompagnate da irrequietezza, facile affaticabilità, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, tensione muscolare e sonno disturbato. Assieme alla tensione muscolare possono essere presenti contratture, scosse e dolenzia o dolorabilità muscolare.

Attacchi di panico

La caratteristica essenziale degli attacchi di panico è un periodo preciso di paura e di disagio intensi in assenza di vero pericolo, accompagnati da altri sintomi come palpitazioni, sudorazione, tremori, sensazione di soffocamento, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, vertigini o sensazione di testa leggera. Capita spesso di avere paura di perdere il controllo o di “impazzire”, paura di morire. L’attacco ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l’apice (di solito in 10 minuti) ed è spesso accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe. Chi ne soffre riferisce di provare durante l’attacco “paura di morire, di avere un infarto del miocardio, o un ictus o di impazzire" e riferiscono di avere un desiderio urgente di fuggire dal luogo in cui si sta manifestando l’attacco. L’ansia di avere un attacco di panico in posti dove non è possibile allontanarsi o nei quali può non essere disponibile aiuto porta la persona ad un allontanamento progressivo da diversi situazioni: stare fuori casa da soli o stare a casa da soli, essere in mezzo alla folla, viaggiare in automobile, autobus o aereoplano, oppure essere su un ponte o in ascensore. Tale disagio può compromettere la capacità di recarsi al lavoro o di portare avanti le incombenze domestiche, fino alla quotidianità e alle relazioni sociali.

Fobia sociale

La caratteristica essenziale è una paura marcata e persistente che riguarda le situazioni sociali o prestazionali che possono creare imbarazzo. Si prova, in particolare, una paura eccessiva e irragionevole davanti a situazioni sociali o prestazionali. A volte tale paura può sfociare in un vero e proprio attacco di panico.

Disturbo ossessivo compulsivo

Le caratteristiche essenziali del disturbo ossessivo compulsivo sono ossessioni o compulsioni ricorrenti, sufficientemente gravi da far impiegare tempo - cioè richiedono più di un’ora al giorno - o da causare disagio marcato o menomazione significativa. Le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini persistenti vissute come intrusive o inappropriate e causano ansia o disagio marcati.

Disturbi alimentari

In un contesto storico e culturale come quello delle attuali società occidentali, l’aspetto somatico è la carta di credito con cui ci si propone al giudizio degli altri, presunto o reale che sia, la cui severità è direttamente proporzionale al peso corporeo. Oggi lo sguardo autocritico può dare il via a tentativi estremi di controllo del corpo attraverso le pratiche ossessive in palestra, la chirurgia estetica, il ricorso ai farmaci e, prima di tutto, il controllo alimentare.

Peccato di gola: così chiamiamo quel tipo di trasgressione alimentare la cui gravità è data più dal peso del senso di colpa che da quello degli zuccheri. Come la mela di Biancaneve si trasformava, una volta entrata nel corpo, da invitante nutrimento in veleno, così il cibo, una volta ingerito, tende oggi ad essere risignificato negativamente. In alcuni questa ambivalenza può dar luogo a qualche sporadica smorfia di rifiuto a tavola. In altri può assumere toni drammatici, soprattutto laddove si inserisca in un difficile rapporto tra aspetto fisico e immagine di sé.

I disturbi dell'alimentazione sono caratterizzati dalla presenza di grossolane alterazioni del comportamento alimentare. Caratteristico dell’Anoressia Nervosa è il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale. La Bulimia Nervosa è caratterizzata da ricorrenti episodi di “abbuffate” seguiti dall’adozione di mezzi inappropriati per controllare il peso, come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi, diuretici o altri farmaci, il digiuno o l’attività fisica praticata in maniera eccessiva. Caratteristica essenziale comune ad entrambi i disturbi è la presenza di una alterata percezione del peso e della propria immagine corporea. Le manifestazioni essenziali dell’Anoressia Nervosa sono le seguenti: rifiuto a mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale, intenso timore di acquistare peso, presenza di un’alterata immagine corporea per ciò che riguarda forma e dimensioni corporee. Inoltre nel sesso femminile, in epoca post-puberale, vi è amenorrea (assenza di mestruazioni).

Nell’anoressia nervosa la perdita di peso è primariamente ottenuta tramite la riduzione della quantità totale di cibo assunta. Nella maggior parte dei casi tali persone sofferenti, finiscono per avere una alimentazione rigidamente limitata a poche categorie di cibi. In aggiunta possono essere messe in atto condotte di eliminazione (vomito autoindotto, lassativi, farmaci..) o la pratica di l’attività fisica eccessiva allo scopo di perdere peso. L’intensa paura di diventare grassi non è però mitigata dal decremento ponderale (peso), anzi in molti casi la preoccupazione per il peso corporeo aumenta parallelamente alla perdita di peso. La percezione e il valore attribuiti all’aspetto fisico ed al peso corporeo risultano distorti: alcuni si sentono grassi in riferimento alla totalità del loro corpo mentre altri, pur ammettendo la loro magrezza, percepiscono come “troppo grasse” alcune parti del loro corpo. Le manifestazioni essenziali della Bulimia Nervosa sono la presenza di abbuffate e di inappropriati metodi compensatori per prevenire il conseguente aumento di peso. I livelli di autostima sono eccessivamente condizionati dalla forma e dal peso corporeo. Una crisi bulimica (ingestione in un determinato periodo di tempo di una quantità di cibo più grande rispetto a quanto la maggioranza degli individui assumerebbe in circostanze simili) è accompagnata da sensazione di perdere il controllo, incapacità di resistere all’impulso della crisi o di interromperla una volta iniziata.

Un’altra caratteristica della bulimia nervosa è il frequente ricorso a inappropriati comportamenti compensatori per prevenire l’incremento ponderale. Molte persone con bulimia mettono in atto diversi comportamenti tesi a neutralizzare gli effetti dell’abbuffata: tra i metodi, quello più frequentemente adottato è l’autoinduzione del vomito dopo l’abbuffata stessa. Altre misure compensatorie per le abbuffate sono il digiuno nei giorni successivi o l’esercizio fisico eccessivo.

Perdita del lavoro

Attorno al lavoro costruiamo la nostra identità, non si tratta solo di un fare. È uno dei pilastri della nostra personalità. Per questo motivo perdere il lavoro non è una questione di dettagli, ma diventa sostanziale per l’esistenza di una persona adulta. Stati emotivi particolari si legano alla sua perdita, con un ventaglio di sentimenti profondi che vanno dall’ansia alla depressione.

 

DOTT.SSA ALESSANDRA CICERO PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA | 42, Via Galilei - 20900 Monza (MB) - Italia | P.I. 07191050967 | Cell. +39 342 0577101 | info@studiopsicologiamonza.com | Informazioni legali | Privacy | Cookie Policy | Sitemap
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